Sovranità Digitale

La Francia punta a ridurre la dipendenza digitale: la DINUM migra a Linux, i ministeri preparano i piani

La Francia accelera sulla sovranità digitale, ma attenzione alle semplificazioni: non ha ordinato il passaggio immediato a Linux di 2,5 milioni di PC. La realtà è più complessa, e forse proprio per questo più interessante.

Nell'aprile 2026, la DINUM (la direzione interministeriale per il digitale francese) ha annunciato una svolta strategica: migrerà le proprie postazioni interne (circa 250) a sistemi basati su Linux e, cosa ben più importante, ha chiesto a tutti i ministeri di presentare entro l'autunno 2026 piani dettagliati per ridurre le dipendenze digitali extraeuropee.

Non si tratta quindi di un decreto "dall'alto verso il basso" che impone un software a milioni di macchine in un giorno, ma dell'avvio di un percorso strutturato in cui la portata e gli strumenti della transizione dovranno essere definiti dalle singole amministrazioni.

🇪🇺 Il vero nodo: la sovranità dei dati

Perché questa mossa? La motivazione non è ideologica, ma geopolitica e giuridica. Durante un'audizione al Senato francese, un rappresentante di Microsoft, Anton Carniaux, ha dichiarato di non poter garantire che i dati della pubblica amministrazione francese non fossero trasmessi alle autorità statunitensi su richiesta. È fondamentale precisare: non si è detto che i dati siano stati effettivamente consegnati, ma si è confermata una possibilità legale legata al CLOUD Act americano. Per uno Stato, sapere che i propri dati sensibili potrebbero essere accessibili da governi stranieri in virtù di leggi estere è un rischio inaccettabile. La risposta francese è cercare di riprendere il controllo legale e tecnico delle proprie infrastrutture.

💰 I numeri reali e l'esempio tedesco

Spesso si citano cifre generiche, ma guardiamo ai dati concreti:

I 2,5 milioni citati nei piani francesi si riferiscono al numero di dipendenti pubblici coinvolti nel più ampio piano di sostituzione di strumenti di collaborazione non sovrani (come Teams e Zoom) con alternative europee (come Visio), non a PC già destinati a Linux domani mattina.

Guardando oltre confine, lo Schleswig-Holstein (Germania) è spesso citato come esempio: qui l'80% delle postazioni ha adottato LibreOffice, non necessariamente una migrazione completa del sistema operativo a Linux. Il risultato? Un risparmio di 15 milioni di euro sui costi di licenza, fondi che sono stati in parte reinvestiti (circa 9 milioni) per supportare la trasformazione digitale e lo sviluppo di soluzioni aperte.

🛠️ Gli strumenti: un ecosistema da costruire

Il piano francese non impone un "pacchetto chiuso". Se è vero che il Ministero dell'Istruzione sta già utilizzando con successo Nextcloud (con la piattaforma "Nuage" che conta circa 400.000 account attivi e l'obiettivo di raggiungere 1,2 milioni di dipendenti), non esiste ancora un decreto che stabilisca la sostituzione totale di OneDrive e Teams in tutta la PA con un unico strumento. Allo stesso modo, sebbene Firefox e Thunderbird siano candidati naturali per un ecosistema sovrano, l'annuncio non li indica ancora come scelte ufficiali obbligatorie per l'intera migrazione nazionale. La libertà di scelta delle singole amministrazioni rimane un punto cardine.

♻️ Obsolescenza o requisiti tecnici?

Un altro punto cruciale riguarda l'hardware. Il passaggio a Windows 11, con i suoi stringenti requisiti (come il chip TPM), rischia di rendere inutilizzabili migliaia di computer ancora perfettamente funzionanti nella pubblica amministrazione. Non si tratta necessariamente di "obsolescenza programmata" in senso accusatorio, ma di requisiti tecnici che escludono hardware precedente. Migrare verso Linux permette di estendere la vita utile di queste macchine, evitando sprechi di denaro pubblico per nuovi acquisti e riducendo l'impatto ambientale dei rifiuti elettronici (e-waste).

🇮🇹 Cosa può imparare l'Italia?

La Francia ci insegna che la sovranità digitale non è un atto di fede, ma un processo di pianificazione. Non basta "installare Linux"; serve una strategia che coinvolga formazione, supporto legale e una visione chiara dei dati come bene comune. Mentre i ministeri francesi preparano i loro piani entro l'autunno, in Italia il dibattito è ancora frammentato. Seguiremo con attenzione l'evoluzione di questo piano francese: se funzionerà, potrebbe diventare il modello per tutta Europa, Italia compresa.

E voi cosa ne pensate? È meglio un approccio graduale e pianificato come quello francese, o servivano misure più immediate?