
Quando mia figlia era piccola, rimasi sconvolto dal modo di fare che avevano certe famiglie nell'invitare i bambini per le feste di compleanno da McDonald's. Per i genitori era comodo: chiamare una moltitudine di bimbi al di fuori della propria casa, non sporcano, magari non c'è abbastanza spazio. È oggettivamente più comodo chiamare un'intera classe al McDonald's: ti accoglie un'addetta apposita, li fa giocare, mangiare l'Happy Meal, la torta, mentre i genitori comodamente possono tornare a casa o fare conversazione fuori. Poi si ritorna a casa senza sbattimenti da parte di nessuno.
A parte che il bambino ci vorrà ritornare al McDonald's per comprare l'Happy Meal, dove il cibo passa in secondo piano rispetto alla sorpresa del gioco.
Questo meccanismo di fidelizzazione da parte di un'azienda, per garantirsi un futuro prospero avendo coinvolto le future generazioni, accade anche nella scuola sotto il beneplacito dei maestri, professori, dirigenti scolastici e Ministero della Pubblica Istruzione.
Dati Non Mentono
Nel 2022, secondo un'inchiesta di AltroEconomia su dati ottenuti dal Ministero dell'Istruzione con accesso civico, ecco cosa abbiamo scoperto: Goggle Suite Education scuole 6614 --> 83,6% MS Office 365 scuole -->18% Wescool scuole 473 -->6,2%
Quasi nove scuole italiane su dieci si sono affidate alla piattaforma proprietaria di Google.
Questi sono dati inediti, confermati dal Ministero stesso. La pandemia ha accelerato una tendenza che era già in atto prima del 2020. Prima del Covid-19 la digitalizzazione delle scuole si sostanziava soprattutto nei registri elettronici e nelle lavagne intermediali multimediali. L'avvento del virus ha sorpreso scuole e aziende, e Google e Microsoft hanno messo a disposizione piattaforme per la teledidattica frettolosamente adattate dai propri prodotti pensati per la gestione aziendale.
La Contraddizione Politica
È qui che la cosa diventa paradossale.
L'Unione Europea finalmente comincia a dare direttive di sovranità digitale. Il 3 giugno 2026 è stato pubblicato il European Technological Sovereignty Package, che definisce la sovranità digitale europea come "la capacità delle istituzioni europee, degli Stati membri e delle organizzazioni di avere controllo autonomo su sistemi digitali, flussi di dati e tecnologie digitali sottostanti".
Ma siamo noi stessi — scuole e famiglie — a generare questo strapotere inconsapevolmente.
Come scrive Forbidden Stories nel report del 18 giugno 2026: "As Europe calls for digital autonomy, member states build ID apps that rely on Apple and Google".
Il paradosso è evidente:
Da un lato, Bruxelles parla di autonomia tecnologica europea
Dall'altro, le scuole italiane formano una generazione che confonde "digitale" con "americano"
Gli studenti usano Gmail, Drive, Classroom come se fossero naturali, inevitabili
Le alternative open-source rimangono invisibili, impensabili
Il Meccanismo Silenzioso
Come descrivo io: si insinuano come serpenti silenziosi.
WhatsApp, Instagram, Google Classroom entrano nella vita quotidiana dei ragazzi con una logica semplice e inesorabile: "Tutti ce l'hanno, io non posso rimanere indietro".
Il risultato?
Effetto rete: rifiutare queste piattaforme significa isolamento sociale
Gratuità ingannevole: "gratis" nasconde il costo in dati personali e dipendenza futura
Assenza di alternativa percepita: le scuole non mostrano opzioni open-source perché "tutti usano Google"
Secondo i dati Eurostat 2025, il 54,3% degli italiani ha competenze digitali almeno di base, inferiore di 6 punti percentuali rispetto alla media UE. Ma la qualità di queste competenze è tutta orientata verso stack proprietari.
Cosa Dovrebbe Succedere
La soluzione non è complessa, ma richiede volontà politica:
Decisioni chiare sulle piattaforme didattiche — non lasciare che ogni singola scuola scelga in autonomia Investimenti in modelli liberi ed efficienti — sì, costano di più inizialmente, ma interrompono il lock-in strutturale Formazione docente su alternative open-source — per mostrare che esistono opzioni valide Consapevolezza genitoriale — i genitori devono sapere cosa significano queste scelte
Denari spesi bene verso modelli liberi sarebbero investimenti nella vera indipendenza digitale del Paese.
Conclusione
La sovranità digitale non si costruisce con comunicati stampa a Bruxelles. Si costruisce scegliendo dove mandare i nostri figli a imparare il digitale.
Oggi stiamo formando una generazione che:
Usa Gmail come se fosse un diritto naturale Rifiuta sistemi alternativi per abitudine, non per scelta consapevole Crede che "normale" significhi "proprietario"
La battaglia è dura. Parte dalle famiglie, passa dalle scuole, arriva fino alle politiche europee. Ma se non interveniamo alla radice — dall'educazione — continueremo a formare consumatori invece di cittadini digitali consapevoli.
E chissà, magari tra vent'anni i nostri figli chiederanno a loro figlio una festa di compleanno... al ristorante preferito. Perché quello è "normale". Quello è quello che conoscono.
Fonti
AltroEconomia — "Così il controllo sulla didattica rafforza lo strapotere delle multinazionali" (2024) Ministero dell'Istruzione — Dati accesso civico su piattaforme didattiche (2024/25) Forbidden Stories — "As Europe calls for digital autonomy, member states build ID apps that rely on Apple and Google" (18 giugno 2026) Parlamento Europeo — Report sulla sovranità digitale europea Eurostat — Competenze digitali nella popolazione UE (2025)